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Articoli ed interviste > Un primitivo ritorno a casa - di Geral T. Blanchard

Dato che la nostra vita è stata nutrita dall'abbraccio della Natura, l'attuale disconnessione non può, per poche centinaia di anni, cancellare il nostro antico sapere interiore.


Questo articolo è stato pubblicato dalla rivista Sacred Hoop, Issue 97-2017 su gentile concessione.

Traduzione italiana a cura dell'Associazione Culturale Il Cerchio Sciamanico.


 

Nei corsi e ricorsi dello sviluppo dell'uomo, ci sono attualmente delle tendenze per le quali veniamo allontanati da noi stessi e dai noi nostri istinti primari, dalle capacità percettive e dal pianeta stesso che ha generato le nostre vite. Le tecnologie sfavillanti che possono pensare per noi, i farmaci che alterano come ci sentiamo e le comodità che ci fanno vivere al coperto e che ci danno dei confini, ci hanno disconnessi dal nostro passato e dalla Madre. Di conseguenza, vi è un'inquietudine emotiva - almeno nell'Occidente - che ci riporta furtivamente indietro ai tempi, ormai parzialmente dimenticati, prima che perdessimo il contatto con la terra. Questo cosiddetto progresso  ha dato origine davvero ad una forma temporanea di decentramento.

Mentre i pensieri ed i sentimenti possono essere guidati dalle distrazioni portate dalle tecnologie e dai media - così come dalle pillole che inghiottiamo - resta però un'antica saggezza che non può essere fermata. È una conoscenza primaria che è indelebilmente impressa nel nostro essere fisico ed in una vaga ma lontana memoria inconscia che rifiuta – per volontà della Natura - di venire estinta.

Attualmente, c'è una sopravvalutazione della mente cosciente e con essa, un'atrofia di decine di sensi e di capacità.

Un soggiorno in Amazzonia o nel Serengeti, mi ricorda quelle tante capacità che i popoli indigeni non hanno dimenticato, abilità che li guidano in modo sicuro attraverso le sfide inevitabili della vita. Ho conosciuto degli sciamani che possono guardare attraverso il corpo di un'altra persona con l'occhio della loro mente e diagnosticare una malattia, i boscimani Hadzabe che possono "inviare" messaggi a lunghe distanze senza l'uso di un cellulare o di una lettera ed i Nativi americani che possono sentire con l'olfatto i cambiamenti che stanno per verificarsi nel tempo atmosferico.

È nella quiete della natura che gli sciamani sentono con le loro menti, la loro pelle, la vista, l'odore ed il tatto - talenti che al giorno d'oggi non vengono in gran parte riconosciuti, o sono semplicemente non noti al di fuori delle culture indigene.

I guaritori secondo le culture tradizionali si fondono consapevolmente con le persone che devono guarire. Questo può essere un processo noioso e che necessita di molto tempo. Nel frattempo in occidente i medici e gli psicologi ricercano nuovi scoperte - aggeggi ed applicazioni innovativi, così come le ultime droghe – per pensare e giungere in modo rapido alla diagnosi che ci riguarda. Tutto questo si verifica mentre il tesoro di gran valore della saggezza dimenticata rimane inattivo, in attesa che venga riscoperto.

Credo che la nostra civilizzazione ed i “progressi” tecnologici abbiano tagliato in parte,  - ma solo temporaneamente - la nostra consapevolezza delle nostre radici biologiche più profonde ed il risultato di tutto ciò è stato un crescente disagio psicologico e spirituale.

 

Eppure, in noi c'è un desiderio istintivo di ritorno a Madre Terra e resiste tenacemente. Riconosciamo inconsciamente un'attrazione, un desiderio primario, che deriva da scanalature profonde incise nella nostra psiche durante i milioni di anni dello sviluppo umano che si è impresso mentre stavamo in piedi, dormivamo e guarivamo sulla Madre Terra.

La nostra specie desidera quella connessione che una volta apprezzavamo e credo che questa 'voglia' sia la parte rimanente della “memoria della razza”, momentaneamente nascosta nel nostro inconscio collettivo. Questa “memoria di connessione” è rimasta particolarmente viva in alcune culture molto remote e segrete, come quelle dei boscimani Hadzabe in Tanzania o dei Mayoruna del bacino amazzonico.

Quando parlo di questa memoria connessa, mi riferisco ad un insieme di conoscenze presenti nel corpo umano, sotto ai livelli coscienti. Questa conoscenza cerca espressione quando l'angoscia della nostra mente è turbata dallo stress contemporaneo.

L'uomo arcaico – “il Sé vecchio di due milioni di anni” come Jung lo ha descritto – risiede nei livelli sotterranei della psiche dell'uomo e quando le nostre vite moderne ci portano troppo lontano dai nostri modelli originali di sopravvivenza, questa “bussola del Sè vecchio” può istigare ad una correzione del corso delle nostre vite. Questo è quello che credo stia accadendo oggi in molte parti del mondo.

 

Dato che la nostra vita è stata nutrita dall'abbraccio della Natura, l'attuale disconnessione non può, per poche centinaia di anni, cancellare il nostro antico sapere interiore. Vaghi ricordi vivono nella nostra anima primordiale e cercano persistentemente la loro espressione – molto similmente a bolle di aria che salgono dalle profondità di uno stagno, spinte da forze invisibili ad emergere in superficie.

La ripresa di interesse nella saggezza indigena e nelle pratiche di guarigione sciamanica sono due modi con cui questa parte antica del nostro essere cerca espressione.

Il turismo spirituale può essere un altro percorso per tornare a casa ed anche la pesca e la caccia possono ripristinare questo legame in un mondo fuori dall'ufficio e lontano dai computers, dalla luce artificiale e dal rumore, rumore, rumore.

Lo psicoanalista Anthony Stevens, che fu profondamente influenzato da Carl Jung, scrisse riguardo alla storia collettiva della nostra specie, spiegando come sia codificata biologicamente nella coscienza umana. Il codice deve la propria esistenza alle origini che sono state da tempo dimenticate a livello cognitivo, ma ci guidano ancora, anche se sono misteriosamente avvolte dalle nebbie primordiali del tempo dell'evoluzione. Chiamatelo pure un archetipo se preferite. Al giorno d'oggi i meandri spirituali e psicologici riflettono i nostri bisogni umani di base e di lungo termine. Sembra che stiamo cercando una relazione consolante con la Madre originaria.

 

Un altro modo di immaginare la nostra attuale angoscia è quello di applicare il termine psicologico “Disordine dell'attaccamento”.

Quando viene interrotto bruscamente il legame con il genitore da che era confortante e sosteneva la vita, i bambini istintivamente partono alla ricerca di una forza calmante sostitutiva. Il bambino – e successivamente l'adulto – possono muoversi da persona a persona, da rapporto a rapporto, solo per sperimentare una serie di attaccamenti non gratificanti e non sicuri. In età adulta questa sofferenza può essere espressa sotto forma di dipendenza dalla droga o dal sesso, di un disturbo alimentare, attraverso cui cerchiamo di colmare il nostro vuoto con piaceri ed eccitazioni momentanei che diventano i nostri nuovi “migliori amici”. Ma sempre la ricerca, su un livello inconscio, tende alla fonte originale di sicurezza e cura, una ricerca per la madre naturale che noi pensiamo sia sparita dalle nostre vite. Considerando la portata dell'evoluzione dell'essere umano, questo distacco dalla Madre Terra - che per il momento è durato solo 200 anni o giù di lì - è stato improvviso e traumatico.

 

 

La natura è un santuario per l'anima dell'uomo. Le nostre anime possono essere guarite dalla natura selvaggia, che raramente visitiamo. I luoghi selvaggi sono permeati di comprensione materna riguardo alle relazioni della nostre specie con tutte le forme di vita.

I nostri corpi e le nostre menti sono sostenuti dalle forze elementari della Natura e riceviamo un po' del suo tono quando ci allineiamo ai suoi ritmi antichi. Non appena le nostre menti perdono il controllo negli ambienti selvaggi – per il rumore del silenzio – la Natura consola e rigenera il nostro spirito primitivo.

Stare all'aperto e direttamente a contatto con la terra, credo che favorisca il rinnovamento spirituale. È solo attraverso una comprensione esperienziale della Natura che possiamo veramente porgerle il rispetto che merita e, di conseguenza, evolvere a livello personale nel suo abbraccio.

Credo che la mia psicoterapia sia diventata più efficace nel sostenere i pazienti nel loro processo di guarigione quando ho viaggiato nelle regioni remote del Montana, del Wyoming e del Guatemala. Senza la disponibilità del telefono cellulare o della connessione internet, senza televisione o stazioni radio che ci avrebbero distratto, la focalizzazione andava verso l'interno. Dopo un periodo prevedibile di ritiro dalla tecnologia, le intrusioni da aggeggi quasi si avvertivano come profane.

 

Nelle valli sacre delle montagne, i pazienti assorbivano con i sensi il balsamo di guarigione della Natura. L'orso, il corvo, il serpente, il vento, l'acqua e le pietre diventavano insegnanti. Si sviluppava così un senso di unità e di armonia che è l'essenza per iniziare in modo spirituale qualsiasi processo di guarigione.

I pazienti iniziano ad ascoltare con le orecchie interne ed a vedere con gli occhi interni, diventando consapevoli con l'interezza del loro essere, anziché essere limitati dai soliti cinque (di molti) sensi.

La natura è una psicoterapeuta senza licenza - grazie alla sua qualità - la sua sola presenza guarisce la mente agitata. Questa era l'osservazione

che ripeteva Sigurd Olson, autore e naturalista del Minnesota che scrisse: “Il mondo all'aperto ha propri modi di guarire e di risolvere i problemi e funziona meglio quando non vengano fatti tentativi a livello cosciente, quando non ci siano interpretazioni di nessuno dei suoi stati, nemmeno pensate in nessun momento. In qualche modo, o prima o poi, cominceremo a scoprire inconsapevolmente che durante il tempo che siamo stati all'aperto, i problemi ci sono stati risolti”.

Come la popolazione nativa Ojibwa, che viveva nell'estremo nord del Nord America - con le sue numerose foreste e laghi - Olson si innamorò di quella vasta rete di fiumi e laghi del Minnesota, esplorandoli senza fine con la sua canoa.

Si chiese se gli indigeni Ojibwa avevano trovato una pace simile galleggiando sul ventre ondeggiante e placido della Madre e lui disse della canoa: “È un antidoto contro l'insicurezza. Fornisce un portale verso le vie navigabili del passato ed un modo di vivere con soddisfazioni profonde e durevoli. Quando un uomo è parte della sua canoa, fa parte di tutto quello che le canoe e gli uomini hanno sempre saputo”.

Olson ricordava anche ai suoi lettori che la conservazione della natura selvaggia deve essere ora considerato come uno sforzo di tutta l'umanità. La sua conclusione si basava sulla considerazione che gli esseri umani avevano vissuto in un ambiente naturale per molto più del 99% della loro storia e che i loro bisogni fisiologici e psichici nascevano da questo e da questo venivano curati. L'etica del suolo è infatti un'etica umana. Anche questa è la saggezza dei guaritori tradizionali. Mentre gli umani ballano alla musica di oggi, siamo ancora mossi, agitati, guariti e guidati da ritmi antichi. Siamo ancora pregni degli insegnamenti della Terra ed è solo nelle prime fasi del nostro periodo di gestazione che veniamo deviati - anche se solo momentaneamente -  da questa cosa chiamata "progresso".

Tuttavia, la nostra prognosi rimane speranzosa, come preannuncia la rinascita della guarigione sciamanica.

Il dott. Richard Gerber, M.D., medico internista del Michigan e studente di guarigione indigena ha detto: “Le scoperte che stiamo facendo oggigiorno sono, infatti, reincarnazioni di espressioni delle più antiche conoscenze spirituali, nate presso civiltà antiche ed anche più avanzate”. O come ripeteva spesso uno delle mie guide della Tanzania: “Il vecchio è oro”.

Il metodo sciamanico ci aiuta a smembrare, per ricordare e ricordare. Possiamo dover lasciare andare qualcuno dei nostri giocattoli tecnologici ogni anno, come un cervo perde il suo palco, per permettere la crescita di uno nuovo. Questo è il metodo della Natura quando torniamo a lei per la guarigione.

 

 

Note sull'autore

Geral Blanchard è uno psicoterapeuta ed un insegnante che si ispira allo sciamanesimo con sede in Des Moines, Iowa. È autore di numerosi libri su antichi strumenti di guarigione tra cui “Ancient Ways” e “Ancient Ethics” blanchardgeral@gmail.com

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